Le cooperative di comunità si confermano uno strumento sempre più concreto per contrastare lo spopolamento delle aree interne e generare nuove opportunità economiche e sociali nei territori. A dare centralità a questo modello di sviluppo territoriale è stato il Social Innovation Campus della Fondazione Triulza di Rho (MI) che, giunto alla settima edizione, ha dato spazio all’esperienza della coop di comunità San Rocco, nata nel 2021, a Ligonchio, nel comune di Ventasso, a mille metri d’altitudine, nell’appennino reggiano, per dare una risposta di prossimità al venir meno di servizi, “trasformando la rabbia in azione”, come spiega Veronica Iotti, tra le promotrici (e animatrici) della cooperativa, presieduta da Sara Scaruffi.
A livello nazionale, oggi le cooperative di comunità sono circa 300 diffuse in tutte le regioni, forti di quasi 5.000 soci e oltre 600 addetti. Il 72% di queste realtà opera nelle aree interne del Paese, contribuendo alla creazione di servizi, lavoro e nuove opportunità per le comunità locali.
“La San Rocco ha tutti i connotati convincenti della cooperazione e dell’impresa di comunità – spiega Giovanni Teneggi, responsabile ricerca e innovazione di Confcooperative Terre d'Emilia –. È nata da spinte interne ma anche dal contributo di molti “ritornanti” a Ligonchio: oggi coinvolge più di 80 soci con un complesso di competenze molto forte”.
“Un dato importante – prosegue Teneggi – è la focalizzazione sulle attività e su una gestione attenta ai fattori di efficienza aziendale, insieme a quelli della comunità. La cooperativa gestisce Il Rifugio dell’Aquila, uno dei punti più importanti di ristorazione e ospitalità del territorio e guarda anche ad attività culturali, eventi e progettualità come spazi di coworking, in alleanza con l’amministrazione locale”.
Partita da zero meno di cinque anni fa, oggi la cooperativa conta 7 dipendenti a tempo indeterminato (4 dei quali under 35) e 20 lavoratori stagionali (di cui 12 under 35) e sta contribuendo in modo sostanziale alla vitalità del territorio da cui nasce.
“Esperienze come quella di Ligonchio – sottolinea Teneggi - dimostrano che attività turistiche, alberghiere, commerciali e di prossimità possono essere realizzate anche in forma cooperativa, non solo secondo il modello classico dell’impresa familiare (facendo dello spirito mutualistico e della stabilità del lavoro la propria forza). La cooperativa è un modello maturo ed efficiente: supera il concetto di impresa di impatto e diventa una vera impresa di implicazione, capace di generare valore territoriale durante il processo produttivo, senza limitarsi a redistribuire valore al termine di esso”.
Un modello che nella provincia reggiana sta dimostrando particolare efficacia: “l’Appennino reggiano rappresenta oggi un bacino importante di cooperative di comunità, con oltre 3 milioni di euro di fatturato complessivo e un forte impatto territoriale e sociale”, conclude Teneggi.