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MIELE ITALIANO, LA COOPERAZIONE SPINGE SU UN PROGETTO NAZIONALE

Giorgio Baracani (Conapi): "valorizzare qualità e sicurezza alimentare"

martedì 17 marzo 2026

La cooperazione è tra i principali promotori del progetto di costituzione di un Consorzio nazionale del miele italiano certificato, dotato di un Sistema di qualità che renda più sicuri e più riconoscibili le produzioni di miele nel Paese. Produzioni che si vedono sottoposte a pressioni competitive crescenti con l’ingresso di oltre 115mila tonnellate di miele a dazio zero, sommando i mieli in arrivo dal Mercosur, dall’Ucraina e dal Messico.

Per fronteggiare tale concorrenza, il mondo cooperativo agroalimentare (Confcooperative Fedagripesca, Legacoop Agroalimentare e AGCI Agroalimentare) a cui si riconduce circa il 40% della produzione nazionale, si sta muovendo insieme alle altre associazioni di categoria del comparto apistico nella prospettiva della costruzione di uno strumento di difesa e valorizzazione del miele italiano.

All’interno di questa progettualità, il territorio emiliano è tra i protagonisti di primo piano: a Bologna infatti ha sede Conapi, la più grande cooperativa apistica italiana, tra le principali aziende del miele a livello europeo, nota al consumatore attraverso il marchio Mielizia.

Conapi, realtà che riunisce oltre 600 apicoltrici e apicoltori con 100mila alveari e fino 3mila tonnellate prodotte ogni anno, è stata tra le prime a cogliere la sfida.

Tante, infatti, sono le aspettative generate dal progetto consortile a livello nazionale, come spiega il presidente di Conapi, Giorgio Baracani: “lavoriamo da tempo con Fedagripesca per dare il nostro contributo ad un progetto di Consorzio che sia innanzitutto occasione di valorizzazione della qualità e della sicurezza alimentare, uno strumento di consapevolezza per il consumatore che acquista miele. In questa prospettiva, la cooperazione ha un primato non solo per l’ampia quota di produzione nazionale che rappresenta, ma anche per l’attenzione alla qualità, all’ambiente e alla sostenibilità economica dell’attività dei soci apicoltori”. 

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