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RISTORAZIONE COLLETTIVA, CIRFOOD CHIEDE APPALTI SOSTENIBILI

A Reggio Emilia il confronto su costi, qualità dei servizi e tutela delle imprese

mercoledì 28 ottobre 2026

Ogni anno la ristorazione collettiva garantisce circa 800 milioni di pasti e occupa 100.000 persone, di cui l’85% donne e l’89% con contratto a tempo indeterminato. Nella ristorazione scolastica il prezzo medio di un pasto è pari a poco più di 5 euro. Sono alcuni dei dati dell’anteprima della ricerca Nomisma per ORICON, “La ristorazione collettiva italiana verso il nuovo framework normativo europeo in tema di appalti pubblici”, presentata al Quarto Summit della Ristorazione Collettiva, che restituiscono il peso economico, occupazionale e sociale di un servizio essenziale per il Paese.

Dietro questi numeri c’è un comparto che garantisce quotidianamente nutrizione, salute e benessere nelle scuole, negli ospedali, nelle strutture sociosanitarie e nei luoghi di lavoro, ma che affronta costi crescenti, margini ridotti e obblighi normativi sempre più complessi, non sempre accompagnati da condizioni contrattuali adeguate.

È da questa contraddizione che ha preso avvio la quarta edizione dell’iniziativa, promossa da CIRFOOD e tenutasi il 26 ottobre al CIRFOOD DISTRICT di Reggio Emilia. L’incontro, dedicato al tema “Tra diritti e doveri, come continuare a garantire la qualità dei servizi?”, ha riunito imprese, istituzioni, pubbliche amministrazioni e filiera agroalimentare per individuare soluzioni capaci di conciliare qualità del servizio, sostenibilità economica e continuità del welfare pubblico.

«La ristorazione collettiva è un servizio essenziale per il nostro Paese, ma per continuare a garantire qualità, sicurezza e innovazione è necessario che il suo valore venga riconosciuto anche nelle condizioni contrattuali. Non è possibile chiedere alle imprese di continuare a sostenere costi e responsabilità sempre maggiori senza prevedere strumenti adeguati a garantirne la sostenibilità economica nel tempo. Oggi, però, abbiamo anche l'opportunità di dimostrare che è possibile cambiare prospettiva: le istituzioni devono riconoscere le specificità del comparto con regole più coerenti e coordinate, al contempo, le stazioni appaltanti possono svolgere un ruolo decisivo, proponendo un modello più equilibrato, capace di tutelare non soltanto le imprese e chi vi lavora, ma soprattutto le persone e le comunità che ogni giorno beneficiano di questi servizi», ha dichiarato Chiara Nasi, Presidente CIRFOOD.

Elementi di criticità, questi, che rischiano di compromettere l’attrattività del mercato pubblico rispetto a quello privato: le maggiori possibilità di negoziazione e riequilibrio dei contratti nel privato, infatti, potrebbero orientare progressivamente investimenti e competenze della ristorazione collettiva lontano dai servizi pubblici, con ricadute sulla capacità di innovare e sulla qualità del sistema di welfare del Paese. Il rischio è un progressivo indebolimento della qualità dei servizi pubblici essenziali, in modo simile a quanto riscontrabile nel settore sanitario.

 

La questione della qualità è stata affrontata anche nella sua dimensione operativa: dietro il pasto servito ci sono approvvigionamenti, controlli, competenze, sicurezza alimentare, gestione delle esigenze speciali e organizzazione del lavoro.

Il Quarto Summit ha dunque posto al centro una priorità condivisa: tradurre il riconoscimento del valore sociale della ristorazione collettiva in regole applicabili, corrispettivi economici sostenibili e un dialogo stabile con le amministrazioni, affinché innovazione e qualità restino accessibili alle generazioni di oggi e di domani.

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