“Per cittadini e famiglie è certamente significativa, seppure temporanea, la riduzione dei prezzi dei carburanti alla pompa deciso da alcune compagnie petrolifere, ma è inaccettabile che venga pressochè del tutto ignorato il mondo delle imprese e che il Governo non abbia ancora messo in cantiere interventi di sostegno per un sistema produttivo che, in larga parte, rischia di non riuscire a sopportare gli aumenti che si sono determinati da febbraio ad oggi”.
Confcooperative Terre d’Emilia è intervenuta così, lunedì 5 ottobre, sulla questione energetica che sta mettendo alla prova la tenuta dei bilanci delle famiglie e, contemporaneamente – “quel sistema imprenditoriale senza il cui sviluppo – sottolinea la centrale cooperativa – aumentano le difficoltà di tenuta sul piano economico, del lavoro e degli stessi servizi alle persone”.
Confcooperative Terre d'Emilia aveva già lanciato nella primavera scorsa un grido d'allarme sulla situazione che si andava creando a seguito del conflitto in Medio Oriente, paventando effetti di medio e lungo periodo che, poi, si sono concretizzati a carico delle imprese.
“Pensiamo – afferma il presidente Matteo Caramaschi – a quell’ampio mondo delle cooperative sociali (il 30,4% delle oltre 600 imprese aderenti all’organizzazione) che gestiscono servizi residenziali e assistenziali per le persone fragili, strutture produttive e laboratori per l’inclusione lavorativa, servizi ambientali, assistenza domiciliare e servizi educativi e che, ad oggi, pur a fronte di un vertiginoso aumento dei costi, non hanno ancora ottenuto nessun riconoscimento e nessun adeguamento delle tariffe legate ad appalti pubblici”.
Situazione analoga, spiega la centrale cooperativa, riguarda l’agroalimentare. “Fatta eccezione per i clienti Eni (che poche ore fa ha deciso uno sconto del 20%), il gasolio ad uso agricolo – osserva Caramaschi - costa il doppio (1,54 euro/litro) rispetto ad un anno fa, il metano (largamente usato dai caseifici in alternativa al gasolio, almeno laddove giungono le reti) è salito mediamente del 68%, ed è evidente l’impatto che simili aumenti hanno su imprese che fanno un ampio ricorso a queste fonti, alle quali si aggiunge l’energia elettrica con le sue impennate e le ricadute negative che si registrano qui come su tutte le imprese”.
Il caro energia – aggiunge il vicepresidente Michele Filippini - incide, ovviamente lungo tutta la filiera, incominciando dai campi e arrivando alla trasformazione industriale: dalla coltivazione dei terreni, dove aumentano i costi legati ai consumi energetici per irrigazione, lavorazioni e gestione delle strutture agricole, alla zootecnia, con le esigenze energetiche di stalle, mungitura, refrigerazione e conservazione; fino all’industria degli alimenti, su cui il costo dell'energia rappresenta una voce tutt’altro che irrilevante per gli impianti produttivi”.
Particolarmente esposti, insieme ai caseifici, anche le imprese che lavorano i prodotti ortofrutticoli, con le spese perrefrigerazione, lavorazione, conservazione e movimentazione incidono pesantemente sulla struttura dei costi.
Gli effetti degli aumenti dei costi energetici hanno poi pesanti riflessi diretti sulle aziende di autotrasporto (già alle prese con un aumento del 30% del prezzo del gasolio tra agosto 2025 e marzo 2026), sulla gestione delle flotte di cui altre imprese sono dotate, così come sulle attività industriali (il solo gasolio ad uso industriale è aumentato di quasi il 40% in pochi mesi).
Contemporaneamente, però, vi sono altre conseguenze molto impattanti su realtà produttive e di servizio che, pur non essendo di per sé “energivore”, scontano aumenti dei costi non ancora recuperati soprattutto nell’ambito di attività con la committenza pubblica.
E’ il caso delle cooperative sociali, impegnate in attività fondamentali per le comunità come nidi e scuole dell’infanzia, servizi educativi per minori, residenziali e assistenziali per anziani e disabili, cura e inserimento lavorativo di persone fragili, gestione di impianti sportivi e altri servizi di interesse collettivo.
«Alle bollette energetiche, alte anche in ragione del caldo estivo, e ai costi dei carburanti – sottolinea il vicepresidente Ireneo Maruccia - si aggiunge un problema strutturale: molti servizi vengono svolti nell'ambito di appalti pubblici le cui tariffe non sono adeguate all'aumento dei costi, che non può essere assorbito indefinitamente senza conseguenze sulla sostenibilità economica dei servizi”.
“Gli effetti dei rincari – afferma il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia –appaiono comunque particolarmente evidenti e preoccupanti anche su attività come quelle delle costruzioni, con insostenibili aumenti del costo dei materiali, e della ristorazione collettiva, nelle quali il costo dei trasporti e delle materie prime agroalimentari (in ininterrotto aumento da anni ben oltre i valori inflazionistici) si sono impennati dal febbraio scorso”.
Le imprese della ristorazione collettiva – evidenziano le analisi di Confcooperative - sono alla prova, ad esempio, con una committenza pubblica che riconosce un aumento delle tariffe limitato al 50% del valore medio inflazionistico, nonostante gli aumenti conclamati non solo delle fonti energetiche (il 25% per l’elettricità, il 29% per il gas, il 20% per il gasolio), ma anche su quei prodotti freschi che rappresentano una delle più rilevanti voci di spesa e hanno registrato, ad agosto, un +5%.
“E’ a fronte di questi andamenti – osserva il presidente Caramaschi – che non ci si può accontentare di limitate a temporanee misure calmieratrici in capo a società petrolifere ed energetiche, ma è necessaria una ben più estesa azione politica e di governo che consenta di ridurre sensibilmente i costi per imprese che producono beni, generano lavoro e alle quali si lega anche tanta parte della tenuta del sistema di protezione sociale”.
“Senza interventi decisi – conclude il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia – il rischio è che si crei una spirale in cui si sommano le difficoltà dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, con un drammatico aumento delle situazioni di fragilità e di povertà”.